Trekking sull'altopiano del Tassili: il deserto si racconta

1 GG ITALIA - ALGERI - DJANET

All'arrivo ad Algeri coincidenza per Djanet. All'arrivo trasferimento in hotel e pernottamento.

 

Dal 2° giorno al 8° giorno DJANET - ALTOPIANO DEL TASSILI

Di buon mattino partenza della spedizione, con veicoli fuoristrada, nell’estremo sud-est algerino ai confini con la Libia ed il Niger. Si avanza in direzione est, ai piedi dello spalto del Tassili, seguendo la pista che da Djanet  conduce all’oasi di Ghat in Libia. Si segue per un tratto il corso dell’ued Amais sul cui alveo crescono grandi acacie spinose e tamerici arboree. L’ued si restringe sino a scorrere incassato tra alte pareti e diviene impraticabile ai veicoli. Possibile escursione a piedi fino alla gheltà di Adjiri racchiusa da un grandioso anfiteatro di roccia sedimentaria. Si continua verso est seguendo la pista che scavalca il Tassili  n’Ajjer nel suo tratto più stretto e raggiunge la falesia del Tadrart Acacus, esteso altopiano concentrico alla corona tassiliense, di analoga ma più recente formazione geologica. Si penetra all’interno dell’Acacus seguendo l’alveo dell’ued In Djeran, che lo attraversa perpendicolarmente da ovest ad est in gole profonde scavate dalle grandi alluvioni del quaternario. Esplorazione dei meandri e delle gole del fiume In Djeran in un ambiente solitario e  grandioso. Pitture e incisioni neolitiche: sulle pareti rocciose e nei ricoveri naturali sono rappresentate mandrie di buoi, giraffe, uno spendido corteo di elefanti, personaggi enigmatici e simboli arcani evocanti antiche civiltà di cacciatori e pastori. L’ued In Djeran si perde fra le dune dell’erg Tin Merzugà, dove al tramonto si può godere di un fantastico paesaggio: le sequenze di dune rosse che si perdono all’infinito con i loro sinuosi profili evidenziati dalla luce radente del sole creano un suggestivo contrasto con le rocce emergenti dell’Acacus. Si attraversa una zona caratterizzata da curiose formazioni di arenaria: guglie, torrioni erosi alla base che sembrano funghi di pietra, forme strane che stimolano la fantasia e che offrono un riparo ombreggiato e fresco: un mondo incantato e pietrificato. Si raggiunge l’ued Tin Tehak dove tra l’altro in un ricovero roccioso è conservata, intatta da millenni, una grande pittura con rappresentazioni di epoche e stili diversi. Il terreno è a tratti cosparso di resti archeologici del passato strumenti litici di un periodo in cui il Sahara era verde e coltivato, bagnato da grandi fiumi sulle cui sponde erano stanziate civiltà agro-pastorali. Si percorre a ritroso il corso dell’ued In Djeran abbandonando il Tadrart Acacus. In vista dell’Adrar Yahia si rientra nel Tassili n’Ajjer fino a raggiungere il sito di Alidemma, selva di guglie e pinnacoli frastagliati, erosi ed immersi in finissima sabbia dorata. Si segue il corso dell’ued Menkur, attraversando la pista che da Djanet conduce al pozzo di In Ezzan, a pochi chilometri dal confine con il Niger. Gradualmente tutti i punti di riferimento sfumano all’orizzonte: è la grande  distesa di sabbia del Tenerè (il nulla). Si procede in direzione nord-nord-est finchè dalla pianura emergono le dune dell’erg d’Admer che si costeggiano passando a lato di Tisnar (“la sega”), montagna dal tipico profilo, per addentrarsi tra alti ammassi di sabbia modellati dal vento: è il deserto della nostra immaginazione, un' esperienza indimenticabile. Attraverso l'erg si arriva nella regione di Terarart, dove si possono ammirare nell'ansa del fiume alcuni imponenti faraglioni rocciosi. Sulla parete di uno di essi è inciso profondamente e levigato con cura un gruppo di buoi dalle grandi corna, rappresentati nell' atto di abbeverarsi: vero capolavoro di arte rupestre. Campi. L’8° giorno rientro a Djanet. Tempo libero a disposizione quindi dopo cena trasferimento in aeroporto e partenza per Algeri.

 

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